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Il decorso della malattia

FotoIl decorso della malattia si divide in tre stadi:
  1. Il primo stadio: protrusione o bulging discale o fase irritativa del nervo.
    In questa fase il disco è appena protruso e deborda nel canale vertebrale. Quindi non esiste una compressione vera e propria sul nervo, pertanto il dolore è saltuario, vago e non ben definito.
    In questo stadio il malato non è molto preoccupato perché il dolore è sopportabile, quindi riesce ad occuparsi dei suoi lavori quotidiani e di altre attività, pur con qualche difficoltà.
    In questa fase tutte le terapie possono dare il sollievo dal dolore; spesso è sufficiente anche il semplice riposo a letto, perché non esiste una vera compressione del nervo. Pertanto tutte le terapie sembrano funzionare, ma
    in realtà l'ernia rimane quindi la malattia prosegue il suo decorso normale, nonostante sia diminuito il dolore.
  2. Il secondo stadio: ernia piccola o grande o fase compressiva del nervo.
    In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, pertanto esercita un'azione compressiva vera e propria sul nervo.
    Il dolore diventa molto forte, spesso anche insopportabile, e compaiono anche altri sintomi deficitari, come formicolio, parestesie, iporiflessia, ipotrofia, ipovalidità, alterazione della sensibilità tattile, termica, dolorifica e altro.
    In questa fase il malato è molto preoccupato perché spesso gli episodi di dolore sono molto ravvicinati e più acuti; spesso il malato è costretto a stare a letto a riposo, a ricorrere a cicli di cure mediche più frequenti e prolungati, con scarsi benefici. Pertanto necessita spesso di  ricoveri ospedalieri e/o di interventi chirurgici e altro con risultati spesso insoddisfacenti.
  3. Il terzo stadio: ernia paralizzante o  fase paralizzante del nervo.
    In questa fase il disco è fuoriuscito ancora di più, quindi esercita una massiccia compressione sul nervo; spesso il nervo perde la sua normale funzionalità, quindi non trasmette bene gli impulsi dolorifici, pertanto il malato può avvertire meno dolore, però si accentuano i segni deficitari, con ariflessia, ipovalidità , marcata ipotrofia o atrofia muscolare, ipoestesia o anestesia nei casi gravi. Di conseguenza il paziente rischia di non riprendere più la funzionalità del nervo con qualsiasi cura compresso l'intervento chirurgico.


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